L’angelologia e il codice dei 72 nomi divini

Chi impara a leggere i nomi angelici può accedere a un’infinita riserva di luce, ispirazione, aiuto e comprensione.

Esistono diversi tipi di angelologia. La più popolare, di origine cristiana, tratta degli arcangeli e dei doni che elargiscono se sollecitati attraverso la preghiera. Esiste però un’altra angelologia, molto più antica e interessante: quella di origine Ebraica Kabbalistica.

Secondo la Kabbalah, nella Torah (i primi cinque libri dell’Antico Testamento) sono nascosti moltissimi segreti codificati, pronti per essere scoperti da chi ha la disciplina e la pazienza di imparare a leggere l’ebraico non in modo discorsivo, ma in modo geroglifico e analogico.

Da sempre, l’uomo ha cercato di rappresentare la divinità attraverso un pantheon di forze specializzate. Con l’avvento delle religioni monoteiste come il Giudaismo, l’Islam e il Cristianesimo, questa necessità non è scomparsa. Infatti, abbiamo santi e madonne sempre all’opera, angeli e arcangeli dalle sembianze antropomorfiche, concepiti per potersi prendere carico di tutte le richieste specifiche che gli esseri umani esprimono attraverso preghiere e desideri.

L’origine delle 72 intelligenze divine

Nei versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14 dell’Esodo si trova un episodio molto interessante. Mosè sta guidando il popolo di Israele nel deserto alla ricerca della Terra Promessa, in fuga dall’esercito del faraone egiziano che cerca di impedire la loro ritirata. Mosè apre il Mar Rosso, gli ebrei passano, il mare si richiude e l’esercito egiziano viene inghiottito.

Cosa c’è di così speciale in questi tre versetti? Ognuno è composto da 72 lettere, un fenomeno unico in tutta la Bibbia. Attraverso una tecnica di interpretazione kabbalistica, gli studiosi hanno scoperto che, selezionando la prima lettera del primo versetto, l’ultima del secondo e la prima del terzo, si otteneva un trigramma: un nome composto da tre lettere. Proseguendo con questo assemblaggio, è emersa una lista di 72 Nomi Divini.

Vista la peculiarità di questo fenomeno, si iniziò a indagare sui significati nascosti all’interno di ciascuno di essi, associando a ogni lettera un simbolo e un’intenzione. Ciò che si scoprì fu che da questi 72 Nomi emanava una luce senza fine, un potere così immenso da mantenere questo codice segreto per millenni.

Il codice dei 72 nomi divini

Secondo la tradizione ebraica, ogni individuo nasce con un corredo di energie archetipiche che gli servono da guida nella vita terrena. Ogni angelo è associato a 5 gradi dello Zodiaco, quindi, in base alla posizione di ogni pianeta al momento della nascita, il nativo riceverà la guida di una serie di energie angeliche. I gradi in cui si trovava il Sole sono i più influenti, ma anche gli altri non vanno sottovalutati.

Si ritiene che chi scrisse la Torah fosse già a conoscenza di queste 72 energie angeliche e che le abbia cifrate di proposito. Un’indicazione si trova proprio στην prima frase del versetto 14:19: “l’angelo che marciava alla testa delle schiere d’Israele si spostò e passò alla loro retroguardia”, che sembra un’istruzione chiara su come decodificare le 72 intelligenze.

In Italia esiste una vasta cultura su questo argomento. In primis, l’opera di Igor Sibaldi è un testo fondamentale per chi vuole avventurarsi in questa disciplina. Anche i testi di Haziel sono di ottima qualità. Tuttavia, per quanto si cerchi di ingabbiare gli angeli in definizioni chiuse, si scopre che è impossibile. Chi impara a leggere i nomi angelici può accedere a un’infinita riserva di luce, ispirazione, aiuto e comprensione.

Lo studio dell’angelologia si divide in 4 tappe fondamentali:

Quando si parla di angeli, si rischia di cadere in un tranello culturale, un retaggio antico quanto la civiltà: l’idea che gli angeli siano “qualcuno” che sta da qualche parte a fare qualcosa. Questa idea è alimentata dall’immaginario di un Dio che giudica costantemente l’operato umano, ma non potrebbe esserci nulla di più falso. Gli angeli vengono confusi con statue e dipinti, che in realtà erano tentativi di rappresentare visivamente come tu saresti diventato se avessi stabilito un contatto con il tuo angelo guida.

L’iconografia tradizionale e il pensiero analogico

Pensiamo all’immagine dell’Arcangelo Michele con una spada scintillante in mano. Si può interpretare in due modi. Il primo, più popolare, è immaginare Michele come una persona con le ali, visibile solo a pochi fortunati. Oppure, si può riconoscere che la sua immagine esprime l’archetipo del guerriero. Michael rappresenta una forza che dona abilità in combattimento e offre competenza nei “tagli di precisione”.

Realizzando ciò, ci si può accorgere che le competenze di questo angelo sono utili in tutte quelle situazioni in cui è necessario tagliare legami, liberarsi da ciò che è morto e non contribuisce alla nostra crescita. Improvvisamente, si può avvertire una grande forza, una motivazione e un senso di responsabilità che portano a prendere la decisione coraggiosa di “tagliare” con qualcosa, ritrovandosi alle porte di un nuovo deserto, alla ricerca di una terra promessa.

Questo è un esempio di come il pensiero analogico sia l’unico approccio che permette di ricavare qualcosa di buono dallo studio dell’angelologia. Chi si ostina a voler vedere un angelo come una persona fisica perde solo tempo prezioso.

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