Cos'è la
Radiestesia Evolutiva
L’arte di fare domande alla propria mente inconscia, e di ricevere le risposte attraverso il corpo.
→ · La disciplina
Da dove viene la parola
La parola radiestesia nasce a cavallo tra Ottocento e Novecento e si traduce, alla lettera, “sensibilità alle radiazioni”. All’epoca si pensava che l’essere umano fosse in grado di percepire emanazioni sottilissime emesse dai corpi: una falda d’acqua sotto terra, un giacimento minerale, un oggetto smarrito. Il rabdomante con la sua bacchetta è l’immagine che quasi tutti hanno in mente, ed è un’immagine corretta per descrivere l’uso che di questa facoltà si è fatto per millenni.
Nel frattempo, però, è cambiato il modo in cui capiamo la coscienza. Oggi sappiamo che la mente inconscia non sta chiusa dentro il cranio, e che l’idea di “radiazioni percepite dal corpo” non basta più a spiegare quello che un radiestesista fa davvero. Per come la intendo io, la radiestesia è la capacità che l’essere umano ha di entrare in comunicazione diretta con la propria mente inconscia e di sfruttarne le potenzialità e fra queste possibilità c’è il suo essere un campo localizzato attorno al corpo ma che è anche non locale, quantisticamente parlando e che può viaggiare dentro un array di informazioni in modo istantaneo ed avere un accesso ad moltissime informazioni, in funzione del suo sviluppo, maturità, livello di energia e consapevolezza.
→ · Il campo
Di che cosa è fatta la mente inconscia
La mente inconscia è una mente di campo: una mente distribuita, non locale, che non è limitata dal tempo e dallo spazio, e che ha accesso a un registro in cui sono contenute tutte le informazioni del presente e del passato e parte di quel futuro che si è gia cristallizzato in eventi stabili e che non è soggetto a cambamenti. Le tradizioni orientali lo chiamano Akasha. In un linguaggio più quotidiano possiamo dire che la nostra psiche è collegata a internet. Non esistono soltanto i miei file: esiste un archivio generale, e la parte inconscia di me sa consultarlo.
Mi aiuta un’immagine. Di solito l’inconscio viene rappresentato come un iceberg, con la punta cosciente fuori dall’acqua e la massa nascosta sotto. È un’immagine utile, ma io la correggo in un punto: la parte profonda di quell’iceberg non è ghiaccio separato dal mare. Più si scende, più si scioglie nell’acqua, finché la separazione tra la coscienza individuale e la coscienza di tutto il resto cessa. È lì che la mente inconscia sa cose che noi, con i cinque sensi e la ragione, non abbiamo modo di sapere.

→ · COME FUNZIONA
Il meccanismo ideomotorio
Se la mente inconscia ha accesso a tutto questo, il problema non è che le informazioni manchino. Il problema è trasferirle da una mente all’altra. La mente conscia lavora in un regime cerebrale, quello delle onde beta, in cui il canale è troppo stretto perché qualcosa passi. Chi ha centri psichici molto sviluppati risolve il problema con la veggenza, che però richiede una grande disponibilità di energia. Per tutti gli altri esiste una via più semplice, ed è il corpo.
La mente inconscia sa muovere il corpo. Lo fa di continuo: basta pensare al mazzo di carte di un cartomante, in cui una parte di lui conosce istante per istante la posizione di ogni carta e guida le mani senza che lui se ne accorga. In radiestesia sfruttiamo esattamente questo canale, che si chiama meccanismo ideomotorio: piccole scariche nervose e muscolari con cui la mente inconscia traduce un’informazione in micro-movimenti della mano. Il pendolo non fa altro che amplificarli. Non ha caratteristiche magiche, può essere anche un pomodoro appeso a un filo: è un peso su un filo che rende visibile un movimento troppo piccolo per essere visto a occhio nudo. La mente inconscia sta muovendo la mano, non sta muovendo il pendolo.

Il pendolo oscilla sopra un quadrante, cioè un foglio su cui sono disposte le risposte possibili alla domanda posta. Qui sta una parte enorme della qualità del lavoro. Una domanda vaga su un quadrante generico produce una risposta vaga. Una domanda precisa su un quadrante costruito bene produce un’informazione su cui si può lavorare. Ne ho progettati diversi centinaia negli anni, in un’epoca in cui non esistevano raccolte pronte e bisognava sudarseli uno per uno, e considero questo lavoro una delle cose più utili che ho fatto.
Resta una condizione, che è la meno spettacolare e la più importante. Perché il ponte funzioni bisogna spostarsi dalle onde beta alle onde alfa: rilassamento vigile, silenzio interiore, attenzione diffusa. Le onde della mente inconscia attraversano il corpo di continuo, come i segnali di una radio attraversano una stanza. Se non c’è un ricevitore sintonizzato, non si sente niente. Il silenzio è il ricevitore. Per questo nella scuola viene prima di qualsiasi tecnica.

→ · L’evoluzione
Che cosa la rende “evolutiva”
Fin qui abbiamo descritto una facoltà. La domanda successiva è: a che cosa la usiamo? Per millenni la risposta è stata: a scopi esterni. Cercare l’acqua, ubicare piante medicinali, trovare oggetti e giacimenti. Tutto legittimo, e ancora oggi si può fare.
La Radiestesia Evolutiva usa le stesse facoltà per un altro fine. Evoluzione è una parola che significa, in fondo, essere adatti al cambiamento. Quindi la Radiestesia Evolutiva è l’uso della radiestesia per contribuire e potenziare la volontà di cambiamento che una persona decide di coltivare ogni giorno: cambiamento di schemi mentali, di convinzioni limitanti, di atteggiamenti emotivi, di strategie che un tempo servivano e oggi bloccano.
Evoluzione in parole povere significa sviluppare un atteggiamento di adattamento positivo e determinazione a superare ostacoli a cui altri potrebbero adattarsi ed andare in estinzione.
Ora, dove si trova ciò che va cambiato? Quasi sempre nell’ombra: quella zona di noi che non vediamo perché è al buio. Lì dentro ci sono le energie bloccate e bloccanti, i desideri che non sono stati soddisfatti e continuano a premere, i giudizi ricevuti da piccoli che pesano ancora sull’autostima, i meccanismi di difesa costruiti a quattro anni e ancora in servizio a quaranta. La Radiestesia Evolutiva è una forma di self-coaching: si impara a fare domande strategiche, e quelle domande fanno saltare fuori le informazioni che permettono di muoversi in avanti rispetto a un obiettivo preciso.
Vale la pena dire anche cosa non si deve chiedere. Non le chiedere di prevedere il futuro. La domanda sul futuro, nella grande maggioranza dei casi, è una richiesta di sollievo dall’ansia, e a quella richiesta si risponde meglio andando a vedere quale parte di noi ha paura e che cosa vuole. È un uso molto più prezioso dello stesso strumento.
→ · L’interlocutore
Con chi si parla
C’è un punto su cui insisto fin dalle prime lezioni, perché chi si avvicina a questo mondo spesso si aspetta altro. Nell’immaginario comune, chi tiene in mano un pendolo sta comunicando con qualcuno: uno spirito, un angelo, una guida. Quella è medianità, ed è un’altra disciplina. In radiestesia si dialoga con un campo, e il campo è impersonale. Io lo chiamo mente inconscia, che è il modo più laico e più tecnico che ho trovato per riferirmi a questa parte di me, e consiglio a tutti di fare lo stesso: una parola laica non porta con sé devozioni né timori, e lascia libera l’attenzione per il lavoro.
Dentro quel campo, però, non c’è una voce sola. Immaginiamo un palazzo di dieci piani, con uffici e rappresentanti diversi a ogni piano. Nelle cantine abitano le parti che si occupano di proteggerci: sono nate da bambini, hanno le conoscenze di allora, e il loro algoritmo dice “preserva il suo tono emotivo, rassicurala”. Ai piani alti c’è quello che chiamo lo zoccolo duro della nostra essenza: una parte rimasta affrancata dalla nostra storia, curiosa, saggia, che guarda giù dalla finestra e vede molto di più. Se faccio una domanda da uno stato di ansia, di fretta o di forte desiderio, sto suonando alla cantina, e la cantina mi dirà quello che è più rassicurante. Se la faccio dal silenzio, con neutralità, la domanda sale ai piani alti. Tutta la preparazione che precede un’indagine serve a questo.

→ · La verifica
Come si riconosce una risposta vera
Un’informazione ottenuta con il pendolo, da sola, non basta. È il primo passo di un processo che ha bisogno di un secondo tipo di informazione: quella che viene dall’esperienza diretta. Il primo segnale arriva spesso subito. Quando una risposta coglie nel segno si prova qualcosa di molto riconoscibile: una scintilla, una distensione nella gola o nello stomaco, a volte uno sbadiglio profondo, e il pensiero “lo sapevo”. È un riconoscimento più che una scoperta: le parole esatte per descrivere una cosa che si portava dentro senza nome. Buona parte delle risoluzioni emotive avviene proprio nel momento in cui quel nome viene trovato.
A chi comincia dico di non prendere una risposta come “la risposta giusta”, ma di chiedersi: la riconosco? Mi riguarda? Se sì, la mente inconscia mi sta chiedendo di portare l’attenzione lì. Poi la si verifica nella vita, quando quel meccanismo si manifesta di nuovo e finalmente lo si vede girare.
→ · In pratica
Che cosa può emergere in un’indagine
Ci si mette il cappello dell’investigatore: c’è un problema, si vogliono scoprire le cause. Una volta acquisite le basi, l’indagine porta alla luce materiale concreto su cui lavorare:
- le cause specifiche di un conflitto interiore rimasto irrisolto, e le sue possibili soluzioni;
- le emozioni difficili e gli stati d’animo cronici, con il desiderio che ognuna nasconde (la rabbia è un desiderio di giustizia, la paura di protezione, la tristezza di affetto);
- le convinzioni limitanti assorbite nei primi anni di vita e mai più discusse;
- i giudizi ricevuti da altri e interiorizzati come se fossero verità su di noi;
- i meccanismi di difesa costruiti un tempo per proteggerci, che oggi frenano;
- le esperienze traumatiche rimaste congelate e i loro effetti nel presente;
- le incongruenze fra ciò che decidiamo, ciò che intendiamo e ciò che facciamo;
- la componente psicosomatica di disturbi e sintomi, cioè dove e perché al corpo manca energia;
- la compatibilità fra noi e persone, ambienti, attività, scelte;
- talenti, desideri e passioni autentiche, e come portare avanti un progetto.
Sono alcune delle applicazioni. Il territorio è molto più vasto, e lo si scopre un tema alla volta. All’inizio c’è la tentazione di aprire tutti i fronti insieme: il risultato è un sovraccarico. Questo lavoro dà frutto quando si procede con ordine, lasciando a ogni scoperta il tempo di depositarsi.
→ · Il passo operativo
Dall’indagine alla pulizia
Trovare la causa è metà del lavoro. L’altra metà consiste nel fare qualcosa con quello che si è trovato, e qui la Radiestesia Evolutiva si sposa con la sua parte operativa, la pulizia dell’aura. L’idea di fondo è semplice da dire: un’esperienza dolorosa che abbiamo respinto invece di attraversarla è rimasta cristallizzata fuori dal tempo, e la sua carica continua a condizionarci. Quella carica si può scaricare, mantenendo intatta la consapevolezza dell’esperienza. E la sostanza di cui era fatta, che è una porzione della nostra stessa coscienza, torna disponibile come energia libera. Ne parlo per esteso nella pagina dedicata alla pulizia dell’aura.
→ · Gli obiettivi
Due obiettivi
Il primo obiettivo della disciplina è migliorare la qualità della vita nel presente: sciogliere i conflitti, fare chiarezza, ridurre i sabotaggi, recuperare energia. È quello che avvicina la maggior parte delle persone, ed è concreto e misurabile: man mano che le energie bloccate vengono scaricate, i comportamenti che frenavano un obiettivo diminuiscono in proporzione.
C’è però un secondo obiettivo, di cui parlo più raramente perché richiede un po’ di strada per essere compreso. Riguarda il modo in cui arriviamo alla fine della vita. Nella visione con cui lavoro, arrivare all’ultimo giorno senza parti di noi in sofferenza e senza parti esiliate cambia radicalmente ciò che accade nel passaggio, e alleggerisce anche l’eredità che lasciamo a chi viene dopo nel nostro albero genealogico. È un tema che affrontiamo nel corso completo, con calma.
Dove si impara
La Radiestesia Evolutiva si apprende attraverso il videocorso registrato di primo livello, che comprende anche la pulizia dell’aura, e attraverso i percorsi serali su Zoom. L’elenco aggiornato è nella pagina Corsi. Chi preferisce sperimentare prima un’indagine condotta da un operatore la trova fra le sessioni individuali.
Vuoi impararla?
Se vuoi imparare questa disciplina, prosegui qui e leggi il programma del percorso .