Introduzione all'
Astrologia Kabbalistica
Impara a leggere il tema natale come facevano gli antichi, per mezzo delle 22 Lettere ebraiche e l’Albero della vita.
→ · La disciplina
Una tradizione ricevuta
La parola kabbalah viene dalla radice ebraica QBL e significa, alla lettera, “tradizione ricevuta”. Ricevuta oralmente, da maestro ad allievo, da padre in figlio, per un tempo lunghissimo in cui era severamente vietato metterla per iscritto. Quando oggi si sente questa parola si pensa alla mistica religiosa ebraica, e in parte è comprensibile: sono stati gli studiosi di quella tradizione a preservarla nei secoli, e a loro va riconosciuto il merito di averla fatta arrivare fino a noi.
Per come la studio e la insegno io, però, la kabbalah è prima di tutto un sistema di conoscenza di carattere astrologico, più antico della tradizione biblica, che solo in seguito è stato messo al servizio della religione. È la matrice da cui derivano i significati dei segni e le funzioni dei pianeti: quel codice che l’astrologia diffusa usa ogni giorno senza sapere più da dove viene.
→ · Le origini
L’alfabeto matrice e l’Albero della Vita
Per capire questa affermazione bisogna fare un passo indietro nella storia della scrittura. Chi ha inventato il primo alfabeto fonetico in Occidente?
La risposta è: Le popolazioni della terra di Canaan, quelle che chiamiamo Fenici. Alla loro sinistra c’erano gli Egizi con i geroglifici, alla loro destra Assiri e Babilonesi con il cuneiforme; nel mezzo nasce un alfabeto di ventidue segni da cui discendono l’ebraico, il greco, il latino, e l’alfabeto con cui è scritta questa pagina.
Ma la verità è che non lo sappiamo, quello che fu l’alfabeto che conosciamo con proto-sinaitico che è la traccia piu antica di questo sistema di simboli, ne abbiamo le prime traccie attorno al 3000 a.c. ma questo non significa minimamente che quell’alfabeto nacque in quel periodo, è molto piu probabile che si tratti di un alfabeto segreto, posseduto e tramandato per generazioni di sopravvissuti ad un reset della civiltà ed è molto probabile che fosse e racchiudesse in se il più alto livello di conoscenza e scienza che una civiltà prima di evento cataclismatico raggiunse.
Oggi lo conosciamo come alfabeto fenicio dei marinai, usato per segnare dati commerciali, ma in se era un alfabeto sacro, contenente una mappa di tutto il sapere astrologico codificata in esso. Ogni lettera rappresentava un archetipo. Perché la prima lettera è un bue? Perché la seconda è una casa? Perché la terza è un cammello? Non c’è modo di rispondere a queste domande finché non si entra in contatto con un diagramma: l’Albero della Vita. Da questo deduciamo qualcosa di importante: quel diagramma era conosciuto già quattromila anni fa, prima che l’alfabeto venisse usato per scrivere, e i Fenici sono soltanto i primi ad averne lasciato una traccia.
La prima testimonianza scritta di questa conoscenza è il Sefer Yetzirah, il “Libro della Formazione”, che la tradizione attribuisce ad Abramo e che fu messo per iscritto molti secoli dopo, forse copiato da un manoscritto perduto. Contiene la prima descrizione dell’Albero, la prima tabella di corrispondenze tra lettere, segni e pianeti, e la suddivisione delle ventidue lettere in tre madri, sette doppie e dodici semplici. Nel Cinquecento il rabbino Isaac Luria, chiamato l’Ari, il Leone, trasmise il diagramma nella disposizione geometrica che usiamo ancora oggi. C’è una verifica che mi piace mostrare a lezione: se si traccia il percorso del Sole attraverso i dodici segni disposti sui canali obliqui dell’Albero, si ottiene un tracciato perfettamente simmetrico e speculare. Non è il tipo di cosa che si ottiene per caso.
Anche i sapienti greci, a loro modo, erano iniziati a questa conoscenza. Ma quando la condivisero con la loro cultura vi costruirono sopra una mitologia figurativa: l’archetipo della spada e del rigore che distingue divenne la storia di Castore e Polluce, e così via. Con i secoli la gente ha tramandato le storie e dimenticato la matrice. L’astrologia che ne è nata, quella che tutti conoscono, è per questo una fotocopia di una fotocopia: funziona in parte, ma non sa più spiegare perché un segno abbia una certa funzione. La kabbalah lo sa, e questo è il motivo per cui vale la pena studiarla.
→ · La mappa
L’Albero della Vita: dieci funzioni e ventidue canali
Al centro di questa disciplina non c’è soltanto la ruota divisa in dodici spicchi, ma un diagramma formato da dieci centri, le Sefirot, collegati da ventidue canali. Il modo più semplice per capire le Sefirot è pensarle come dieci funzioni della psiche, dieci verbi:
- Keter, il volere;
- Chochmah, il sapere;
- Binah, il capire;
- Chesed, l’amare;
- Gevurah, il giudicare;
- Tiferet, il misurare, cioè il sensore del “quanto”;
- Netzach, il piacere;
- Hod, il convenire, il valutare ciò che è utile e splende;
- Yesod, il necessitare, la sede dei bisogni e dei desideri;
- Malkuth, l’agire, l’esistere concreto nel tempo e nello spazio.
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che qualsiasi cosa accada dentro di noi si può ricondurre a queste dieci. Non ne esiste un’undicesima. L’invidia, la gelosia, l’ambizione sono costruzioni secondarie, prodotte da come queste dieci funzioni si combinano tra loro. Tiferet, per fare un esempio, è il sensore che misura di continuo il quanto: quanto volume dare alla televisione, quanto gelato mangiare, se una situazione è sufficiente o insufficiente. Chesed è l’abbondanza di tempo e risorse per gli altri: se decidi di fare una torta ma escludi Chesed, quella torta la farai solo per te.
I ventidue canali che collegano le Sefirot sono governati dalle ventidue lettere, e qui arriva la regola centrale del sistema. I pianeti non sono le Sefirot: sono i canali. Un pianeta è ciò che mette in relazione dinamica due funzioni. Giove, per esempio, corrisponde alla lettera Beit e collega il sapere e l’amare: la sua funzione è il saper amare, oppure l’amare il sapere. I dodici segni zodiacali occupano invece i dodici canali diagonali dell’Albero, e la funzione di un segno si ottiene fondendo i verbi delle due Sefirot che collega. Il Toro, lettera Vav, collega il volere e il capire: è la volontà di capire. L’Ariete, lettera He, collega il volere e il sapere: la volontà di sapere, la finestra che si apre per far entrare la luce. I Gemelli, lettera Zayin, collegano il sapere e il giudicare: sapere cosa è giusto, la spada che distingue. I Pesci, lettera Kuf, collegano l’amare e il capire: capire cpm amore. Tu mi tiri un pugno e io, invece di rispondere con un pugno, cerco di capire la tua condizione di sofferenza. Quella è la compassione, ed è una funzione precisa, non un sentimento vago.
Tutti gli esseri umani possiedono le stesse dieci funzioni e gli stessi ventidue canali. Ciò che rende unica una persona è il modo in cui l’energia fluisce e si combina nella sua struttura. Il tema natale è la fotografia di quel modo.
→ · Il metodo
Imparare, non studiare
Da questo discende il tratto che più distingue il metodo. In astrologia kabbalistica un segno non si interpreta memorizzando schede da un manuale. Ci si mette davanti all’Albero, si guardano le due Sefirot che quel canale collega, e ci si chiede: se le metto in comunicazione, cosa succede? La risposta nasce ogni volta, fresca, e i due emisferi fanno le scintille. L’Albero della Vita è il vostro maestro, non sono io: questa frase la ripeto spesso ai miei studenti, perché è letteralmente vera.
Questo modo di procedere si chiama pensiero analogico: non il puro ragionamento deduttivo e non l’immaginazione sregolata, ma l’uso coordinato dei due emisferi. Si pensa per corrispondenze, si collegano piani apparentemente lontani. Le ventidue lettere e i ventidue amminoacidi di cui è fatta la vita. I sei protoni del carbonio e la geometria esagonale della stella a sei punte e del nido d’ape. Il chiodo della lettera Vav e le connessioni sinaptiche che si stabilizzano nel cervello. Ognuno di questi accostamenti, quando scatta, produce quella piccola scarica di comprensione che è il vero motore dell’apprendimento. Le cose non si mandano a memoria: si capiscono, e ciò che si è capito non si dimentica.
→ · Il cielo reale
Astrologia rigorosamente Siderale e non tropicale.
C’è poi una scelta tecnica che caratterizza questa lettura, ed è quella di lavorare sul cielo reale, in termini astronomici. La maggior parte dell’astrologia occidentale usa il calcolo tropicale, in cui il primo grado dell’Ariete viene fatto coincidere per convenzione con l’equinozio di primavera. Il problema è la precessione degli equinozi: il lento movimento dell’asse terrestre ha spostato il cielo di circa trenta gradi rispetto a quando quella convenzione fu fissata. Se il 21 marzo si alza lo sguardo con un telescopio, o si apre un planetario astronomico, il Sole si trova ancora nella costellazione dei Pesci.
Il sistema siderale redige il tema sulla posizione effettiva dei pianeti nelle costellazioni. Per questo, in una lettura kabbalistica siderale, molte persone scoprono un Sole diverso da quello che hanno sempre creduto: chi si pensava Ariete si scopre Pesci, chi si pensava Toro si scopre Ariete. È capitato anche a me. Ero considerato un Gemelli e non mi ci sono mai ritrovato, finché nel tema siderale ho trovato il mio Sole in Toro, insieme a Marte e Mercurio: tre pianeti nel canale della volontà di capire. È anche il motivo per cui ho passato anni a decifrare l’Albero, e per cui oggi sono qui a raccontarlo.
→ · La lettura
Che cosa mostra un tema natale
Immaginiamo l’uscita dal canale del parto come il momento in cui una polaroid viene impressionata dalla luce del cielo. Quell’impronta è la nostra dotazione energetica di base: gli strumenti con cui siamo equipaggiati per questa vita. Il tema, letto sull’Albero, mostra:
- come funziona la propria architettura interna: quali funzioni ricevono più energia e quali meno. Un’immagine che uso a lezione è quella delle dieci lampadine: se in un tema nessun pianeta alimenta una certa Sefira, quella lampadina brilla di meno, e quell’area della vita resta meno centrale nell’attenzione della persona;
- quali talenti sono naturali: i canali in cui l’energia scorre senza ostacoli;
- che cosa si è venuti a sperimentare. Nella visione con cui lavoro l’entità che sta alle nostre spalle, il doppio, è come una persona sul divano con un joystick in mano: lo schermo è il mondo, il personaggio siamo noi. Non si è scelto quel tema per svolgere un compito o scontare qualcosa, ma per esplorare un angolo preciso della realtà: l’archetipo dell’artigiano, dello scienziato, dell’attore, del custode;
- l’origine dei conflitti relazionali ricorrenti. Gli opposti si attraggono con una forza quasi fatale e poi faticano a convivere, perché operano su modalità energetiche antitetiche. Sovrapponendo due temi si vedono le geometrie di alleanza e quelle di attrito, e molte dinamiche di coppia diventano leggibili prima che diventino dolorose;
- quali sfide sono strutturali e quali evitabili: le tensioni fra i pianeti dicono dove l’energia fa fatica, e alcune di quelle tensioni hanno un riflesso diretto anche sul corpo;
- dove avviene il proprio Tikkun, la rettificazione. Pensiamo a una chiave leggermente storta che non entra nella serratura. Le abitudini e le esperienze producono storture nel modo in cui l’energia scorre; il Tikkun è il lavoro di raddrizzarle, così che la risposta emotiva e mentale torni fluida. Il tema indica dove quella chiave è storta.
Dove si impara
L’astrologia kabbalistica si apprende nel videocorso di introduzione e nei percorsi serali dedicati su Zoom, in cui si impara a leggere l’Albero e non a memorizzare schede. L’elenco aggiornato è nella pagina Corsi. Chi desidera invece ricevere una lettura del proprio tema natale la trova fra le sessioni individuali. Chi vuole soltanto vedere dove si trovavano davvero i suoi pianeti il giorno in cui è nato può aprire un qualsiasi planetario astronomico: è un buon modo per cominciare a farsi delle domande.
Vuoi impararla?
Dalla teoria alla pratica: ecco dove si impara davvero.